Brexit e e-commerce: cosa cambia per chi vende online e spedisce in UK

Export, Spedire online

Di Marco Pericci /

illustrazione di Francesco Zorzi

Brexit e e-commerce: cosa cambia per chi vende online e spedisce in UK

La Brexit, ovvero la fine dell’adesione del Regno Unito all’Unione Europea in vigore dal 2020, ha cambiato profondamente le dinamiche di vendita, spedizioni e logistica per tutte le aziende che vendono, fisicamente e online, in questo paese. Chi possiede e gestisce un e-Commerce dovrà adeguarsi a nuove regole per poter continuare a vendere e spedire i propri prodotti nel Regno Unito, apportando cambiamenti necessari senza i quali molti brand vedranno sparire un’importante fetta del proprio mercato.

Questo articolo ti aiuterà a capire quali siano questi aggiornamenti, come importarli efficacemente nel tuo e-Commerce e in che modo i principali corrieri italiani si stiano adeguando agli obblighi previsti dalla Brexit.

Spedire nel Regno Unito con la Brexit: informazioni generali

Gli acquisti tramite e-commerce sono in crescita in tutto il mondo. Negli ultimi due anni sempre più consumatori hanno scelto di effettuare i propri acquisti attraverso gli store on line, anche a causa delle restrizioni mondiali alla mobilità  degli ultimi due anni, dovute all’emergenza sanitaria causata dal virus Sars-cov-2.

Non fanno eccezioni gli utenti britannici: secondo gli ultimi dati, 45 milioni di consumatori nel Regno Unito acquistano regolarmente online, la metà di questi compra prodotti di brand esteri e gli acquisti BtoC (business to customer) sono quelli con il maggior numero di transazioni.

La validità della Brexit ha reso, quindi, necessario per la maggior parte dei gestori di shop online aggiornamenti e cambiamenti sia dal punto di vista fiscale che della logistica, per poter continuare a interagire con questo alto numero di compratori.

Il TCA (Trade and Cooperation Agreement): in cosa consiste?

Il Trade and Cooperation Agreement (meglio conosciuto come TCA) è l’accordo siglato il 24 Dicembre 2020 fra Regno Unito e Unione Europea che regola tutti gli accordi commerciali e le loro modalità in seguito all’adozione della Brexit.

Il TCA coinvolge lo scambio di merci e servizi, il settore energetico, la politica pubblica, la libera circolazione delle persone, il settore dei trasporti sia aerei che stradali, la pesca e la cooperazione del Regno Unito ai progetti dell’Unione Europea.

A chi vende online interesserà di certo sapere che secondo questo accordo il libero scambio di merci e servizi è consentito ma cambiano le formalità doganali fra le parti coinvolte, il pagamento dell’IVA oltre ad alcuni dazi per l’importazione.

Che significa? Che anche se nella maggior parte dei casi non verranno applicate quote aggiuntive, i venditori europei e britannici devono dotarsi di alcuni requisiti, codici e moduli necessari per spedire i propri beni nel territorio del Regno Unito (escludendo Gibilterra che non fa parte dell’accordo) e viceversa.

Vediamo di seguito quali e come procurarseli.

Codice EORI UE: come richiederlo

Per vendere ed esportare i tuoi prodotti nel Regno Unito o per importarli in UE, dal 1 Gennaio 2021 hai l’obbligo di ottenere un codice EORI (la sigla che identifica l’Economic Operator Registration and Identification).

Questo codice è già obbligatorio per chiunque voglia esportare o importare prodotti nel territorio dell’Unione Europea. Secondo le clausole del TCA, i codici EORI dei venditori devono essere registrati presso le autorità del paese in cui si intende spedire. Quindi, un generico codice EORI UE non sarà riconosciuto nel Regno Unito e un generico codice EORI UK non sarà considerato valido in UE.

Come si riconosce un codice EORI? È molto semplice:

  • Le prime due lettere rappresentano il codice del Paese di origine (nel nostro caso IT per l’Italia)
  • Queste due lettere vengono seguite poi dalle prime 15 cifre che compongono il codice fiscale dell’azienda

La procedura per richiederlo è generalmente semplice e intuitiva e può essere effettuata tramite i moduli messi a disposizione dall’Ufficio dell’Agenzia delle Dogane del proprio Paese.

Dogana, tempi di consegna e resi

Cambiano le regole per la dogana ma non tutti i prodotti saranno coinvolti. Come dicevamo, non saranno applicati automaticamente dei dazi, stando alla situazione attuale e alle diverse voci dell’accordo siglato fra UE e UK, ma sarà necessario informarsi prima di procedere perché alcuni prodotti potrebbero necessitare di ulteriori moduli e certificazioni. Per esempio, i prodotti sanitari e fitoterapici

Una delle preoccupazioni principali di chi vende e compra tramite e-Commerce è stata fin da subito che la Brexit aumentasse i tempi di consegna da entrambe le parti, soprattutto a causa dell’ulteriore modulistica necessaria per attraversare i confini doganali.

Apparentemente le attuali dinamiche e tempistiche non dovrebbero subire grandi variazioni: i principali corrieri italiani e internazionali hanno adeguato le proprie logistiche alla nuova situazione garantendo, nella maggior parte dei casi, la consegna anche di grandi bancali in 6-8 giorni lavorativi mentre con le spedizioni aeree è possibile ottenere una consegna anche in 2-3 giorni lavorativi.

In questi casi, la gestione dei resi può avere tempi più lunghi. Il rientro di un prodotto nel paese di spedizione dovrà essere accuratamente documentato e questo implicherà, inevitabilmente, costi aggiuntivi per le aziende che vendono tramite e-Commerce.

Alcuni big del settore, come Amazon, hanno già dichiarato che si faranno carico del costo dei resi solo per i prodotti che giungono a destinazione danneggiati o presentano dei difetti di fabbricazione.

In caso contrario, sarà il consumatore a dover pagare un sovrapprezzo, necessario per coprire i costi di rientro.

La parte fiscale: fatture, partita IVA e moduli di dichiarazione

La compilazione corretta delle fatture sarà la chiave per evitare i principali ritardi doganali. Infatti, gli accordi commerciali previsti dalla Brexit prevedono una dichiarazione molto puntuale anche all’interno di ogni fattura, oltre che nei moduli di autocertificazione richiesti dalla Dogana.

In generale, ti sarà utile ricordare che qualunque spedizione, sia diretta dall’Unione Europea al Regno Unito sia che percorra la strada al contrario, dev’essere necessariamente accompagnata da una fattura commerciale che contenga tutte le informazioni che permettano alle autorità della Dogana di conoscere i dettagli del mittente, del contenuto, del destinatario e in generale della relazione commerciale che regola la spedizione.

La soluzione più rapida ed efficace è curare particolarmente la fase di compilazione ma soprattutto inviare le fatture elettronicamente. La maggior parte dei vettori, infatti, ha implementato diversi software in grado di gestire l’invio elettronico delle fatture evitando ritardi e disguidi.

Infine, il pagamento dell’IVA verrà gestito diversamente fra importazioni ed esportazioni. Facendo l’esempio degli e-Commerce italiani, se un prodotto viene spedito dall’Italia nel Regno Unito con un valore inferiore alle 135 sterline, il venditore dovrà registrarsi sul portale Her Majesty’s Revenue and Customs ovvero l’Agenzia delle entrate fiscali e doganali britannica e ottenere una partita IVA britannica che da quel momento dovrà essere inserita tassativamente in ogni fattura con valore inferiore a questa cifra.

Il tuo e-commerce è pronto ai cambiamenti post Brexit?

Abbiamo visto fin qui una panoramica delle nuove regole che sono entrate in vigore con la Brexit e che cambieranno le modalità di esportazione e importazione anche per gli e-commerce europei.

Ma come essere sicuri che il nostro e-Commerce sia pronto a soddisfare tutte queste nuove richieste? Vediamo adesso alcuni dettagli importanti che ci aiuteranno a rispondere a questa domanda.

Quali categorie subiranno maggiormente le conseguenze della Brexit?

Non tutti gli e-Commerce saranno coinvolti allo stesso modo nelle nuove politiche di scambio commerciale. Stando ai risultati di questo quasi primo anno di Brexit queste sono le categorie che hanno maggiormente risentito dei cambiamenti:

  • Shop online europei che vendono direttamente ai consumatori inglesi (quindi BtoC)
  • Tutti gli shop online del Regno Unito che vendono sia a livello nazionale che in Unione Europea
  • Aziende nazionali e internazionali che importano beni dal Regno Unito
  • Aziende nazionali e internazionali che vendono i propri beni sia in UE che nel Regno Unito. 

Cosa cambia se vendi sia nel Regno Unito che in UE

Se il tuo negozio on line, come per la maggior parte dei casi, vende sia nel Regno Unito che nel territorio dell’Unione Europea sarà necessario prevedere un doppio canale di vendita, spedizione e fatturazione. Dovrai impostare tutte le funzionalità del tuo e-Commerce trattando i mercati separatamente, per seguire le regole che ciascuno stato ha previsto in base agli accordi commerciali internazionali.

Incoterms: perché devi prevederli per spedire in sicurezza

Come avrai capito, districarsi fra tutte le nuove disposizioni, regole e moduli non è semplice. Se a tutto questo aggiungi il fatto che ogni Paese ha un proprio “linguaggio” commerciale, la situazione è ancora più ingarbugliata.

Una cosa che può davvero fare la differenza per il tuo e-Commerce e per la gestione di tutti i passaggi sono gli Incoterms, acronimo di International Commercial Terms cioè i termini contrattuali che regolano le esportazioni e le importazioni internazionali. Possono essere siglati in forma scritta da entrambe le parti e tutti i dettagli che contengono devono essere riportati in fattura. In che modo questo ti aiuta? Nelle verifiche effettuate in Dogana, sarà più semplice evadere le tue spedizioni perché i controlli saranno più snelli e veloci e le autorità competenti avranno subito a disposizione tutti i requisiti necessari a portata di mano.

Ecco cosa scrivere in fattura secondo gli Incoterms che hai siglato:

  • Qual è il luogo di destinazione delle merci
  • Chi è il responsabile dell’assicurazione delle merci e a chi spetta il pagamento del premio assicurativo
  • Quale vettore si occuperà del trasporto e del pagamento correlato
  • Chi esegue le procedure doganali e paga le eventuali imposte, tasse e dazi.

Approfondisci: come spedire all’estero

Brexit e spedizioni: gli aggiornamenti dei principali corrieri italiani

Tutte le novità previste dall’introduzione della Brexit sono state accolte dai principali corrieri italiani con nuove procedure, adeguamenti e strumenti in grado di soddisfare da un lato le nuove leggi internazionali e dall’altro le necessità di venditori e consumatori.

Brexit e e-commerce: gli aggiornamenti di FedEx

FedEx ha implementato diversi software per rendere più agevole il processo di spedizione e fatturazione dei propri clienti.

Uno di questi è l’ETD (Electronic Trade Documents): attraverso una registrazione, i clienti possono inviare attraverso questo software le proprie fatture elettronicamente. Sempre all’interno dell’ETD, FedEx ha creato uno spazio dedicato ai documenti post-vendita (PSDU) che permette di allegare in pochi passaggi tutti i documenti doganali e le Lettere di Vettura.

FedEx ha infine creato una check list molto utile sul proprio sito per aiutarti a capire quali sono le cose che mancano al tuo e-Commerce per spedire in sicurezza i tuoi beni nel Regno Unito.

Brexit e e-commerce: gli aggiornamenti di UPS

Sul sito di UPS è stata creata una sezione dedicata alla Brexit con tutti i dettagli necessari per preparare una spedizione in modo corretto. Particolarmente utile la sezione delle domande frequenti dove vengono raccolte tutte le principali tematiche che gli utenti richiedono più spesso. In questo modo sarà più semplice accedere alle informazioni realmente necessarie.

Anche UPS ha implementato dei nuovi sistemi di gestione semplificata dei flussi di spedizione, dalla vendita alla consegna. Fattura UPS Paperless™ è il sistema di invio elettronico delle fatture pensato per ridurre drasticamente i ritardi doganali; UPS World Ease® permette invece di sdoganare più agilmente le proprie spedizioni anche in caso di destinatari multipli; UPS TradeAbility® infine semplifica ulteriormente la preparazione dei documenti e il flusso delle merci aiutandoti a tenere sotto controllo i codici tariffa indicati per ogni Paese.

Brexit e e-commerce: gli aggiornamenti di DHL

Il corriere DHL ha creato una pratica guida alle spedizioni consultabile sul sito ufficiale del vettore.

In particolare, i servizi di DHL si distinguono fra i clienti abbonati e i clienti non abbonati. Anche in questo caso, sul sito di DHL nella sezione dedicata alle nuove regole della Brexit è consultabile una guida in 10 passi per preparare le proprie spedizioni correttamente ed evitare i principali ritardi doganali.

Brexit e e-commerce: gli aggiornamenti di Poste Italiane

Se le guide scritte non fanno per voi, allora il canale Youtube di Poste Italiane è la soluzione.

Nella rubrica #TgPoste troverete una guida in formato video alle nuove regole della Brexit spiegata con chiarezza e nel dettaglio.

L’approfondimento di Poste Italiane riguarda sia le vendite aziendali che private e fornisce una serie di dettagli precisi divisi a seconda della categoria commerciale di appartenenza. Vengono, inoltre, indicati i costi aggiuntivi sulle spedizioni che Poste Italiane si riserva di applicare in alcuni casi.

Brexit e e-commerce: gli aggiornamenti di Bartolini

Le istruzioni per le spedizioni di Bartolini sono facilmente consultabili sul sito aziendale, compresa una dettagliata lista di merci NON esportabili nel Regno Unito.

Anche Bartolini ha realizzato la propria guida per illustrare tutti i cambiamenti previsti dalla Brexit, in questo caso completa anche di modelli facsimile per poter avere subito anche un’idea visiva dei moduli necessari da tenere sempre a portata di mano.

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Marco Pericci

Marco Pericci

Head of Growth

Esploratore di utenti. Sogno un mondo in cui l’Automazione renda felice l’Uomo

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