Commercio elettronico e aspetti fiscali [GUIDA 2022]

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Di Fiscozen /

illustrazione di Antonio Giovanni Pinna

Commercio elettronico e aspetti fiscali [GUIDA 2022]

L’argomento che abbiamo deciso di trattare in questo nuovo articolo – Commercio elettronico e aspetti fiscali – è, senza alcun dubbio, tra i più “caldi” del periodo. 

Il momento storico che stiamo vivendo, anche e soprattutto a causa della pandemia di Covid-19, è fortemente improntato verso la digitalizzazione: non è un caso, pertanto, che l’e-commerce sia considerato uno dei settori economici attualmente più floridi, né che attragga un numero così elevato di investitori, giovani e non.

Oggi, quindi, ci addentriamo nel campo del commercio elettronico, facendo luce sugli aspetti fiscali che bisognerebbe conoscere per aprire un negozio virtuale o per abbonarsi a servizi come Amazon FBA e simili e cominciare a vendere online.

Se anche tu volessi avvicinarti a questo mondo, ti invitiamo a leggere con attenzione la nostra guida sul commercio elettronico, aggiornata al 2021!

Cosa si intende per commercio elettronico? 

Per commercio elettronico si intende la vendita di prodotti di qualsiasi categoria merceologica, effettuata per mezzo di un sito web, una pagina social, un’app per smartphone o un marketplace terzo.

Se le vendite avvengono esclusivamente tramite il proprio sito, si parla di vendita diretta. Di contro, se il venditore si appoggia ad uno o più canali di proprietà altrui (ad esempio, iscrivendosi su eBay o Etsy), allora si tratta di vendita indiretta.

Esistono, poi, delle forme particolari di commercio elettronico, come la vendita in modalità dropshipping: in questo caso, il venditore non dispone fisicamente della merce, ma si limita a fare promozione e a gestire le transazioni per conto di uno o più fornitori, ottenendo in cambio una fee. Il fornitore, a sua volta, riceve i vari ordini e si occupa di imballare e spedire i prodotti direttamente all’acquirente finale.

E-commerce e normativa fiscale: come funziona?

Quello del commercio elettronico, per il fisco italiano, è un ambito piuttosto “giovane”: basti pensare che la primissima regolamentazione risale al 1998, con l’entrata in vigore del Decreto Bersani (D. Lgs. 114/98) che, nell’art. 21, accomuna la vendita online di prodotti alle altre tipologie di vendita per corrispondenza. 

Le conseguenze sono principalmente due: 

  1. in quanto attività commerciale, il commercio elettronico va considerato come attività d’impresa a tutti gli effetti, e non come libera professione;
  2. chiunque intenda vendere prodotti in Rete, aprendo un nuovo store virtuale o appoggiandosi ad un canale già esistente, è inquadrabile come commerciante e, come tale, deve attenersi alla normativa fiscale relativa al commercio.

Tra gli aspetti fiscali da tenere a mente, ad esempio, vi è l’incompatibilità tra attività commerciale (o d’impresa) e uso della prestazione occasionale. Pertanto, nel momento in cui decidi di dare inizio all’attività di vendita, sei tenuto sia ad aprire la Partita IVA, sia a costituire una nuova ditta e ad inserirla nel Registro delle Imprese.

Già, ma come fare? 

Come funziona fiscalmente la vendita online per avviare un e-commerce

Se davvero vuoi partire con la tua nuova avventura da imprenditore digitale, devi prima adempiere a tutti i doveri fiscali ed amministrativi, vale a dire:

  • aprire Partita IVA come commerciante, scegliere il Codice ATECO adatto per il commercio elettronico ed indicare il regime fiscale a cui assoggettarti;
  • aprire una nuova ditta individuale, effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese e al REA della Camera di Commercio territorialmente competente;
  • completare l’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS.

Puoi sbrigare tutti questi adempimenti per mezzo della ComUnica: una pratica telematica trasmessa contemporaneamente ai vari enti interessati, contenente la documentazione necessaria per l’avvio del tuo e-commerce

Attenzione: per poter predisporre ed inviare la ComUnica, devi innanzitutto dotarti di una casella PEC (Posta Elettronica Certificata) e della firma digitale.

In ultimo, ricordiamo che occorre anche presentare contestualmente la SCIA, sempre per via telematica, agli sportelli SUAP del proprio Comune.

Regime fiscale e-commerce: i vantaggi del “forfettario”

Come ti abbiamo detto, nel momento in cui presenti la pratica ComUnica, devi anche indicare le tue scelte riguardo al Codice ATECO e al regime fiscale.

Il Codice ATECO per l’e-commerce è: 47.91.10 – Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via Internet.

Come regime fiscale, invece, puoi scegliere tra il regime ordinario e il regime forfettario. Ed è proprio su quest’ultimo che vogliamo concentrarci.

Il regime forfettario, infatti, è un regime fiscale agevolato a cui possono accedere i liberi professionisti, gli artigiani e i commercianti che rispondono ai requisiti. 

Viene definito “agevolato” in quanto offre un netto risparmio sulle imposte, che scendono fino al 15% o, in alcuni casi e per soli cinque anni, al 5% del reddito imponibile, oltre a molti altri vantaggi a livello burocratico, contabile, ecc.. 

Ma come funziona il regime forfettario?

La principale caratteristica riguarda la determinazione del reddito imponibile, che qui avviene attraverso un semplice calcolo matematico suddiviso in due fasi:

  1. moltiplicare il fatturato incassato per il coefficiente di redditività (40%);
  2. dal risultato, detto reddito lordo, sottrarre l’importo dei contributi versati nello stesso periodo cui si riferisce la dichiarazione dei redditi.

Pertanto, se con il tuo e-commerce hai incassato 40.000 € e, nello stesso anno d’imposta, hai pagato 4.000 € di contributi, il tuo reddito imponibile è pari a:

  1. 40.000 € * 40% = 10.000 € (= reddito lordo)
  2. 10.000 € – 4.000 € = 6.000 € (= reddito imponibile)

Di conseguenza, devi versare un’imposta sostitutiva di importo pari a:

  1. 6.000 € * 15% = 900 € (con aliquota standard)
  2. 6.000 € * 5% = 300 € (con aliquota start-up al 5%)

Commercio elettronico e contributi previdenziali

All’imposta sostitutiva si aggiungono i contributi previdenziali destinati alla Gestione Commercianti INPS, che si dividono in due tipologie di versamenti:

  1. per i redditi fino a 15.953 € (ossia il reddito minimo INPS per l’anno 2021), è previsto un unico contributo obbligatorio con importo fisso di 3.850 € circa, che si riduce a 3.580 euro circa per i commercianti di età inferiore ai 21 anni;
  2. per i commercianti con redditi superiori a 15.953 €, è previsto anche un secondo contributo pari al 24,09% (o al 22,44% per gli under 21) della sola parte di reddito che eccede il reddito minimale.

Infine, devi sapere che, scegliendo il regime forfettario, puoi godere di una riduzione pari al 35% su entrambe le tipologie di contributi (ovvero sia quelli fissi o minimi, sia quelli calcolati sul reddito eccedente il minimale). Tuttavia, chi decide di optare per questa soluzione, di fatto, rinuncia ad una parte dei contributi ai fini pensionistici.

Per ottenere tale “sconto”, è necessario inoltrare un’apposita domanda all’INPS. 

Come gestire fiscalmente la vendita online?

Puoi affidare la gestione delle imposte, dei contributi e di tutti gli aspetti fiscali riguardanti il tuo business online a Fiscozen, un servizio digitale, innovativo e low cost che ti permette di dedicarti serenamente alla tua attività, sollevandoti da qualsiasi preoccupazione, impegno o responsabilità. 

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Fiscozen

Scritto da:

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Illustrazione di:

Antonio Giovanni Pinna

Freelance illustrator

Antonio Giovanni Pinna illustratore di Milano, collabora con magazine e quotidiani; pubblicato per The New York Times, The New Yorker, Penguin , Süddeutsche Magazin e Der spiegel.

Antonio Giovanni Pinna

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